Forni da Ferro del Bellunese

forni fusori

Comune: Val di Zoldo, Unione Montana Agordina, Cadore
Coordinate: 46°27’04.9″N 12°02’04.4″E 46.451369, 12.034554 (Selva di Cadore)

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A partire dal XIII secolo, il territorio dell’attuale provincia di Belluno è stato caratterizzato da una importante attività mineraria e siderurgica legata al ferro, che sfruttava in prevalenza concentrazioni di minerali di scarsa entità, con l’eccezione delle miniere del Fursil. La trasformazione della materia prima in metallo avveniva in vari forni fusori dislocati non tanto in prossimità delle miniere, quanto lungo le principali direttrici verso i siti di seconda lavorazione e dove vi fosse disponibilità di legname e di acqua. Anche la toponomastica locale testimonia questa attività, ad esempio, Forno di Zoldo o Forno di Canale (che assume il nome di Canale d’Agordo, solo dal 1964). Il più antico forno di cui si abbia notizia, già esistente nel 1244, si trovava a Selva di Cadore; ma è soprattutto nel corso del XIV secolo che si assiste a un progressivo moltiplicarsi di forni da ferro distribuiti nelle valli dell’Agordino, di Zoldo e in Cadore; tra essi vi era anche un forno di gestione vescovile situato presso il castello di Andraz spostato in seguito, per la scarsità di legname, a Valparola e quindi a Piccolino in Val Badia. 

In Agordino i principali forni si trovavano ad Alleghe, Avoscan, Forno di Canale, Cencenighe, Listolade, Val di S. Lucano, Missiaga. Quelli zoldani erano a Pecol, Mareson, Fusine, Dont, Forno di Zoldo, S. Maria, Fagaredo, Crusulo (Grìsol). Nel Cadore i forni erano a Caprile (oggi frazione di Alleghe), Selva, Borca e Sappada. Il numero dei forni rimase stabile durante il XV secolo per crollare nel corso del successivo. Le cause di questa riduzione, che portarono poi alla definitiva chiusura alla metà del ‘700, sono di carattere economico (esaurimento delle miniere), tecnologico (introduzione dei più produttivi forni “a vento”), ma anche politico: la Serenissima, infatti, concentrò sempre più le proprie attenzioni sulla miniera di rame di Val Imperina, in Agordo, la cui produzione era strategica nell’economia veneziana.

 


AUTORE: Manolo Piat