Museo del ferro e del chiodo

musei

comune: Val di Zoldo

indirizzo: Via San Francesco 15, Forno di Zoldo

coordinate: 46.34641, 12.17751

www.comune.valdizoldo.bl.it

Il rumore ritmico e incessante dei grandi magli e dei martelli dei chiodaioli e l’odore del fumo di carbone hanno segnato per lungo tempo il paesaggio della Val di Zoldo. Le fonti scritte documentano, già nel XIV secolo, la presenza di forni alla bresciana per la fusione dei minerali di ferro, di ferriere per la produzione di acciaio e di ferro dolce e di una decina di piccole fucine. La vocazione siderurgica della valle, pur trasformandosi nel corso dei secoli, si protrasse fino alla metà del XX secolo, quando chiuse anche l’ultima officina da chiodi (la Fusinela dei Pascai). Nell’Ottocento e nel secolo successivo, le fucine zoldane si specializzarono soprattutto nella forgiatura di chiodi da carpenteria e di brocche da scarpe, legando il nome di Zoldo alla produzione di chiodi. Il percorso di visita al Museo, nell’antico Palazzo del Capitaniato, si sviluppa su due piani. Al piano terra, alcune immagini e pochi oggetti accompagnati da brevi testi presentano le risorse del territorio: l’acqua, fonte di energia per gli opifici ma anche forza distruttrice a causa delle periodiche e violente alluvioni; la terra, che non ha mai garantito la sopravvivenza alle popolazioni locali; il bosco, che forniva legname da opera, legna da ardere e carbone; l’emigrazione, rivolta soprattutto verso i Paesi europei dove gli zoldani trovarono successo come gelatieri. Fa da cerniera ai due piani un pannello con le date più significative che hanno interessato la Valle: dal 1356, data in cui è attesta la presenza di forni fusori nella valle, al 1966 quando la grande alluvione del mese di novembre cancellò gli ultimi resti delle fucine e provocò gravi danni.

Al primo piano, in un unico grande spazio, grandi fotografie, mappe, documenti d’archivio e l’esposizione di strumenti di lavoro e manufatti fanno conoscere al visitatore le antiche miniere, l’attività dei forni fusori e dei magli e la più recente produzione fabbrile dei secoli XIX e XX.
La ricostruzione in pietra della forgia, il banco con martelli, pinze e vergelle e la peculiare incudine da chiodi ricostruiscono la postazione di lavoro del chiodaiolo (ciodaròt) all’interno di una fucina. Una sequenza fotografica descrive le fasi di realizzazione di una brocca da scarpe, mentre l’esposizione di chiodi di fogge e misure differenti e di comuni attrezzi di lavoro dà conto dell’ampia produzione fabbrile zoldana. Il percorso si conclude con la fotografia della strada del Canal e l’esposizione di un carro a due ruote da trasporto manuale, simboli della mobilità e dell’intraprendenza commerciale che hanno contraddistinto gli abitanti della Val di Zoldo.


AUTORE:
testo tratto da “Musei collezioni della provincia di Belluno. Un patrimonio da scoprire”, a cura di Iolanda Da Deppo

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